Caso clinico di un paziente di 36 anni che presentava una frattura alla mano, in particolare all’anulare sinistro, da impatto, a causa di un incidente sul luogo di lavoro. Il paziente in questione è sportivo e voleva in tempi rapidi riprendere sia l’attività sportiva che lavorativa. Per questa frattura ha subito un intervento di ricostruzione con chiodi. La mano era gonfia, dolente e con seria e severa impotenza funzionale tanto da non permettere la stragrande maggioranza delle attività motorie della mano perse a causa dell’intervento e della frattura. La prima valutazione e decisione dell’iter terapeutico è stata quella di mobilizzare il prima possibile la mano e il polso per poter velocizzare al meglio il percorso riabilitativo e quello di insistere sul”applicazione del ghiaccio per ridurre immediatamente il gonfiore e il dolore. La movimentazione delle parti lese, dita e polso si basa su principi di medicina manuale e insieme ad essa sono stati svolti esercizi mirati al ripristino della coordinazione, della forza muscolare e della elasticità. I primi approcci di terapia manuale sono stati dolci abbinati con qualche massaggio decontratturante e terapia miofasciale sulle zone tese e rigide che impedivano un buon range di movimento della mano e delle dita. In seconda istanza sono stati potenziati gli esercizi di rinforzo e coordinazione e sono stati implementati sia in durata che in qualità di movimento le sessioni di terapia manuale incentrandoli sul recupero di movimento semplice e complesso sia per il polso che per le articolazioni interfalangee. A fine ciclo di fisioterapia, alla decima seduta, la mano era del tutto sgonfia con piccoli dolori di assestamento e la quantità e qualità del movimento, grazie anche agli esercizi di rinforzo e automobilizzazione prescritti a casa, era completa. A tutt’oggi il paziente lavora senza problemi e svolge con regolarità attività sportiva.