Caso clinico di un paziente di anni 62 che si è presentato al mio studio per una frattura al malleolo esterno peroneale destro trattata con vite placca. Al primo esame obiettivo il paziente camminava con due stampelle canadesi, la caviglia era gonfia e dolente con una notevole riduzione dei movimenti su tutti i piani analizzati. I macro e i micro movimenti analizzati della tibio-tarsia erano molto ridotti a causa del decorso post operatorio. Il paziente svolgeva attività lavorativa in piedi e aveva grossa necessità di recuperare il prima possibile dall’operazione e dalla frattura e quindi ho accelerato i tempi di guarigione andando subito a lavorare le zone compromesse dall’infortunio. Come detto varie articolazioni erano compromesse soprattutto la caviglia ma anche la mobilità delle ossa del piede e delle falangi era deficitaria. I muscoli analizzati sono stati prettamente il gastrocnemio e i muscoli peroneali esterni che a una prima visita erano deboli anelastici e ipotonici. Le prime sedute di fisioterapia sono state incentrate sul recupero motorio delle articolazioni colpite mobilizzando tramite tecniche di terapia manuale molti distretti della zona infortunata cercando di recuperare la flesso estensione e la prono supinazione. Insieme alle tecniche manuali ho utilizzato la terapia miofasciale per restituire ai muscoli la viscoelasticità necessaria per svolgere le funzioni di carico e permettere una buona escursione articolare. In una prima battuta mi sono affidato alla terapia fasciale manuale e poi in seguito ho utilizzato gli strumenti IASTM chiropratici per ottenere risultati più affidabili. Dopo aver notato che il movimento era discretamente accettabile ho iniziato ad incrementare la quantità di esercizi sia durante la seduta che prescritti a casa e il paziente alla sesta seduta poteva già caricare sulla caviglia al 100% con l’uso di una stampella canadese. La fase finale della terapia è stata incentrata sull’aspetto prettamente attivo di esercizi di rinforzo e di propriocezione articolare con ausili idonei senza nulla togliere alla terapia manuale per incrementare ancor di più la mobilità muscoloscheletrica e permettere un buon lavoro muscolare. Il paziente ad oggi cammina senza l’ausilio delle stampelle, la caviglia è mobile, non dolente e sgonfia.